Fin dai primi giorni di vita, il bambino dorme vicino alla mamma. Dormire insieme, oltre ad essere un fattore di praticità soprattutto quando arriva il momento della poppata,
lo aiuta a regolarizzare il suo battito cardiaco, la temperatura corporea e ad aumentare le difese immunitarie.

Per i suddetti motivi molti neo genitori scelgono di condividere il proprio letto con il piccolo e non di optare per una culla.
È bene tener presente che quest’abitudine può andar bene per i primi mesi, poi comunque è preferibile abituarlo a dormire da solo.

Come abituare il proprio figlio a dormire nel lettino? 

Il passaggio da lettone a lettino richiede pazienza e determinazione… all’inizio non è semplice, si può cadere facilmente in tentazione al primo pianto e riportare il piccolo a dormire con voi.
Ecco alcuni consigli per rendere questa fase più facile: 

Se il piccolo si sveglia durante la notte, per farlo riaddormentare non è necessario riportarlo nel lettone, ma potrebbe essere sufficiente qualche coccola o la ninnananna.
Molto importante è capire il motivo che genera il pianto, se si tratta di una reale necessità o se la causa è correlata a un semplice fastidio che disturba il sonno. 

Spesso, molte mamme, non appena sentono un rumore, corrono da lui per a prenderlo in braccio. Questo gesto non aiuta però effettuare il passaggio e a renderlo autonomo,
anzi, gli viene trasmesso il messaggio che basta piangere per essere soccorso e coccolato.

Questa fase richiede molta pazienza e dedizione. Come sempre, ogni bambino è unico e ha i propri tempi.
Se noti che non è pronto, non forzare la mano perché, il momento di passare al lettino arriverà anche per lui.


Lo spannolinamento è un momento molto delicato per il bambino, in quanto inizia ad eliminare il pannolino e ad essere più indipendente.

E’ un processo di adattamento e maturazione e per tal motivo bisogna rispettare i suoi tempi e sostenerlo senza mettergli fretta.

Quando togliere il pannolino?
In linea di massima, il momento dello spannolinamento può coincidere
quando il bimbo inizia a camminare e a sedersi da solo, ma soprattutto quando riesce a rimanere asciutto per molte ore. Normalmente questo può
avvenire intorno ai due anni e mezzo, ma il tempo varia da bambino a bambino.

E’ preferibile associare questa pratica alla stagione estiva perché, grazie alle calde temperature, il bambino può girare solo con la mutandina rendendo il tutto
rendendo il tutto più semplice da gestire, evitando così situazioni spiacevoli che potrebbero causare imbarazzo al piccolo.

Cosa fare e non fare?
Per abituare il bambino ad abbandonare il pannolino è importante introdurre piano piano il vasino.
All’inizio lo si può invitare a sedersi sopra questo “nuovo oggetto” quando preferisce.

L’imitazione è il metodo migliore per imparare: farsi accompagnare dal proprio figlio quando si va in bagno, può aiutare a fargli capire che andarci è
una cosa comune e che i bisogni possono essere fatti non esclusivamente nel pannolino, ma anche nel wc o vasino.

Quando il bambino si sente pronto, si può tentare di lasciarlo senza il pannolino per alcune ore e chiedergli, ogni tanto, se deve andare in bagno,
così facendo lui si abituerà e capirà da solo i suoi bisogni.

All’inizio può capitare qualche incidente di percorso, in questo caso è fondamentale non mostrare delusione. Mostrare disappunto, infatti, non fa altro che aumentare la sua pressione psicologica.
E’ importante evitare qualsiasi tipo di paragone e avere molta pazienza, anzi ogni volta che usa il vasino in modo coretto il bambino va elogiato, ma senza esagerare. L’eccessivo entusiasmo potrebbe causare ansie da prestazione.

Un bambino può imparare ad andare in bagno da solo anche ai primissimi tentativi, ma potrebbe capitare che si sporcherà durante la notte.
Essere disponibili e comprensivi, lo aiuteranno ad abbandonare il pannolino in maniera più serena e ed ad essere più autonomo.

Praticare attività fisica quando si è in dolce attesa genera diversi e importanti benefici sia per la mamma che per il bambino, a patto che sia concordata con il ginecologo e supportata da un’alimentazione sana e corretta.

La gravidanza è un momento magico, da vivere in perfetta armonia psicofisica in cui il benessere del corpo conta quanto quello psicologico. L’attività fisica è, quindi, raccomandata per una donna incinta sana e senza complicanze nella gestazione.

Contrariamente a quanto spesso si sostiene, la sedentarietà in gravidanza non aiuta il benessere della futura mamma, in quanto è responsabile di un eccessivo aumento di peso che a sua volta può causare problemi al feto e aumentare il rischio di riscontrare il diabete gestazionale.

I benefici di praticare un’attività fisica durante i 9 mesi sono ormai diversi: 

Sport e il primo trimestre di gravidanza 

In questo periodo avviene la nidazione nell’utero dell’ovulo fecondato e il feto inizia la sua prima fase di vita. Esiste una “regola aurea”, quindi, relativa allo sport in gravidanza nel primo trimestre: se si praticava sport prima della gravidanza, si può continuare a praticarlo anche in questa fase iniziale, ma in forma più leggera.

Se non si praticava sport prima della gravidanza
, allora è sconsigliabile iniziare proprio ora, è meglio attendere il secondo trimestre, quando scompaiono le nausee e le variazioni ormonali.
Questo è un periodo di maggior stabilità emotiva e si ha più consapevolezza di ciò che sta succedendo, per tal motivo che si può iniziare a praticare un po’ di attività soft:

Ascoltare i messaggi del proprio corpo, non esagerare e avere buon senso sono le prime raccomandazioni da tenere presente. In linea generale dopo il settimo mese è sconsigliabile praticare sport ed è non andrebbero praticati gli sport di contatto o che possano generare urti improvvisi o gli esercizi che obbligano a rimanere ferme in piedi o distese sulla schiena, soprattutto se la gravidanza è a uno stadio avanzato. Per chi ama la montagna, durante i 9 mesi è sconsigliabile praticare sport sopra i 2500 metri

In questo periodo così magico, non occorre diventare delle super atlete, ma adottare uno stile di vita corretto. 

Dopo il primo anno di nascita, lo sviluppo del linguaggio del bambino aumenta esponenzialmente.
Il piccolo passa dai suoni disarticolati ad un vero e proprio linguaggio. 

L’aiuto dell’adulto e l’ambiente circostante sono fondamentali
perché forniscono i giusti stimoli linguistici. Prima della fase verbale del bambino, infatti, è consigliabile parlargli molto, rispondere a tutte le sue espressioni comunicative e prestandogli molta attenzione. 

Come stimolare il linguaggio sin dal nascita:
Sin dai primi giorni di vita, per stimolare lo sviluppo del linguaggio è consigliabile interagire con il bambino e spiegargli tutto ciò che accade usando espressioni chiare e semplici;

Leggere libri, colorati e con grandi figure lo aiuta ad apprendere meglio. Inoltre, accompagna le parole con espressioni del viso modulando il tono di voce, in questo modo la lettura aiuterà il bambino a comprendere meglio le emozioni. È fondamentale non obbligare il bambino all’ascolto, ma proporgli il libro così come gli si propone un giocattolo; 

Evita di parlare al posto suo.  
Anticipare un suo discorso o sostituirsi a lui, non aiuta il bambino a migliorare il suo linguaggio.
È importante mettere alla prova le sue potenzialità, far sì che sfrutti tutte le occasioni per provare ad usare nuove parole e quindi, esprimersi.

Incoraggiare il bambino a parlare facendogli festa quando prova a dire una parola nuova, lo aiuta ad aumentare la autostima e ad acquisire sicurezza.

Le fasi dello sviluppo 
Tra uno e due anni il bambino conosce una trentina di parole. Il piccolo comprende il significato della parola ‘no’, riesce a mettere insieme due o tre parole per esprimere un concetto. 

Tra due e tre anni la sua capacità linguistica aumenta, intorno ai 36 mesi il vocabolario di un bimbo è costituito da circa 500 parole. Adesso è capace di formulare frasi brevi e di senso compiuto e inizia a comprendere il significato di alcune espressioni temporali. È quella fase in cui il bimbo inizia a formulare frasi di senso compiuto, ad esprimere i suoi pensieri e, ovviamente, a storpiare qualche parola. 

E’ importante comprendere che i bambini non cominciano a parlare tutti nello stesso modo e alla stessa età, ma se pensate che i vostri figli possano avere qualche difficoltà, vi consigliamo di rivolgervi ad un logopedista che possa valutare la situazione. 

I primi passi sono sempre una conquista che ogni bambino raggiunge a modo suo e con i suoi tempi.
Lo sviluppo motorio è un passaggio fondamentale nella crescita del bimbo che generalmente avviene tra i 10 e 24 mesi.
È molto importante capire quale sarà il momento ideale per far indossare le prime scarpine, ma soprattutto preparare il bambino a questa novità.

Le prime conquiste a piedi nudi.

Prima di indossare le scarpine, è consigliabile che il bimbo inizi a fare le sue conquiste a piedi nudi, in quanto solo attraverso un completo contatto con il terreno, impara ad avere un equilibrio e un appoggio ottimale, fattori necessari per un corretto sviluppo motorio.

Dal piede nudo alla scarpina, il passaggio dovrà essere naturale.

Tra i passi a piedi nudi e l’introduzione della scarpina, è importante includere uno step intermedio che comprende l’utilizzo di un semplice calzino anti-scivolo che permetterà al bimbo di mantenere un’elevata libertà di movimento utile per imparare a camminare in modo corretto.
Nel primo periodo, bisogna educare il piede ad una certa stabilità e comunque mai  forzare il bambino ad indossare le scarpine. È bene considerare che, non essendo abituato ad indossarle, istintivamente le rifiuterà a proverà a toglierle ed anche in questo caso, l’importante è lasciarlo libero.

Le prime scarpine sono un elemento indispensabile per mantenere una corretta postura, ed essenziali per un sano sviluppo dei piedi, delle gambe e in generale per acquisire sicurezza e disinvoltura.

Quindi è importante che soddisfino i seguenti requisiti:

• garantire libertà di movimento;

• avere le suole larghe e flessibili;

• avere un rinforzo dietro al piede, altezza tallone;

• essere costituita da materiali e tessuti traspiranti;

• devono arrivare fino alla caviglia del bambino per garantire il giusto sostegno.

Per un comfort maggiore, bisognerebbe scegliere una scarpa che sia leggermente più grande della pianta del piede del bimbo, circa un centimetro più lungo dell’alluce.
In questo modo la scarpa infastidirà meno il piede del bambino avvolgendolo in maniera più dolce e morbida rispetto ad una scarpa aderente. Inoltre, vista l’età e la velocità di sviluppo, è altrettanto importante monitorare costantemente la crescita del piede del bambino.

Il prurito è una classica manifestazione di qualche problema alla pelle, come la secchezza della cute o la puntura di un insetto. Certe volte però può essere un campanello d’allarme per fastidi più serie.
Il prurito, in età infantile, è molto comune e la sua origine può dipendere da molteplici cause. Se persiste ed è diffuso su tutto il corpo non dev’essere sottovalutato.

La causa principale è spesso di origine cutanea.
Varicella, herpes, manifestazioni allergiche e infiammatorie, come l’orticaria o le punture di insetti, sono tutti fattori scatenanti, che spingono il bambino a grattarsi aumentando il fastidio e di conseguenza il prurito. Nella maggior parte dei casi, un rimedio efficace è sciacquare abbondantemente il corpo del bambino con acqua mediamente fredda.

In altre circostanze, il prurito cutaneo è invece strettamente collegato a malattie dermatologiche quali, la dermatite atopica, una patologia infiammatoria che determina un’alterazione della barriera cutanea che si manifesta principalmente con la secchezza cutanea e manifestazioni eczematose.

La soluzione non è sempre il bagnetto.
In presenza di fastidi come la dermatite atopica, è bene considerare che un bagnetto (in acqua tiepida) non deve durare più di 15 min perché il contatto prolungato con l’acqua e il calore andrebbero a disidratare ulteriormente la pelle del nostro bambino, aumentando lo sviluppo di fastidio e prurito.
Per donare sollievo quindi, è consigliato applicare con un massaggio delicato, la Baby Crema di Hoffmann Sella, ideale per il trattamento di prurito e screpolature della
pelle del viso e del corpo.

Il prurito e la causa psicogena.
Non sempre il prurito è generato da dermatite o ha origine cutanea, in quanto i bambini si possono grattare senza un motivo apparante. La causa può essere di
tipo psicogena: si tratta infatti di una somatizzazione, ossia una manifestazione di un disagio emotivo che si manifesta attraverso il prurito,
anche se la pelle risulta sana.

Comunque, è sempre consigliato consultare il tuo pediatra che ti aiuterà a capire le cause del prurito e a gestirne le conseguenze, valutando di volta in volta le diverse soluzioni.

Dormire insieme al proprio bambino, azione che viene identificata con la parola inglese cosleeping, significa non solo condividere il momento del sonno ma anche vivere in maniera più intensa la vicinanza fisica tra genitore e figlio. 

Su questo argomento esistono scuole di pensiero diverse e contrastanti tra loro.

Quello che è giusto sta nel mezzo, ovvero, dove genitore e bambino trovano il loro proprio equilibrio. 

Se hai deciso di intraprendere la strada del cosleeping, ecco a te alcuni utili consigli sul momento della nanna. 

1.Posizione

Prima di tutto, è importante la posizione nella quale si farà dormire il bambino. Attualmente i pediatri consigliano la posizione supina.

2.La giusta superficie

Da evitare assolutamente materassi ad acqua e altri supporti che non siano letti, come poltrone, cuscini o divani. Allo stesso modo, evitare coperte non fissate al bordo del letto.

3.Attenzione alle coperte

 In caso di utilizzo, le coperte dovrebbero essere fissate tutto intorno al bordo del materasso in modo che non coprano accidentalmente il viso del bambino.

4.Testa scoperta, sempre

Assicurarsi che la testa del bambino non sia coperta. Se la stanza dovesse essere fredda, si potrebbe vestire il bambino con un’apposita tutina pesante che sostituisce la coperta per evitare che quest’ultima copra il viso del bambino.

5.Sempre insieme

Non lasciare mai il bambino a letto da solo.

6.Attenzione agli spazi circostanti

Assicurarsi che non ci siano spazi tra il materasso e la testiera del letto, le mura e altre superfici che possono intrappolare il bambino e soffocarlo.

Se l’idea di condividere il sonno non ti convince al 100% esistono sempre delle forme intermedie.

Ci sono, infatti, dei lettini da affiancare al letto dei genitori che permettono a quest’ultimi di essere vicinissimi al proprio bambino ma evitano di condividere direttamente il letto. 

L’importante, da tenere a mente, è che non esiste un unico modo corretto per il momento del sonno. Ogni famiglia deve sentirsi libera di vivere questo passaggio come meglio crede e con tutto il supporto necessario.

Tu cosa hai scelto di fare? Raccontaci la tua storia nei commenti! 

Quando la famiglia cresce e si allarga è sempre una grande gioia per tutti. 

L’arrivo di un nuovo bambino, tuttavia, rappresenta un momento critico soprattutto per i più piccoli che potrebbero, almeno in un primo momento, risentire del cambiamento della loro normale routine. Allo stesso modo, anche il resto dei componenti della famiglia dovrà abituarsi a un nuovo assetto famigliare e questo potrebbe richiedere un po’ di lavoro e di pazienza in più per ricostruire un nuovo equilibrio. 

Ecco, allora, 5 consigli per vivere al meglio la novità in arrivo e godersi a pieno la gioia del nuovo nascituro. 

1.Avere un pensiero di riguardo verso il primo figlio 

Quando il secondo bambino arriva, il primo figlio soprattutto se è ancora in tenera età, potrebbe non comprende a pieno la situazione e avvertire dei timori o delle insicurezze. Per far fronte a questa situazione, quindi, è sempre bene rendere il bambino non solo partecipe delle tappe della gravidanza, ma tentare di riservargli del tempo di qualità dove è lui stesso a essere il centro delle attenzioni e delle coccole. 

2.Rendere partecipe il proprio partner 

Il supporto del proprio partner, in questo passaggio di assetto, può rivelarsi cruciale. 

Non solo sotto aspetti più pratici di vita quotidiana, ma anche nelle “coccole extra” verso il figlio o i figli più grandi. Un lavoro di squadra è basilare per riuscire a rendere la transizione più lieve e più piacevole possibile. 

3.Cercare un aiuto extra da subito 

Appena il bambino sarà nato, il tempo per sbrigare tutte le faccende quotidiane sarà ridotto quindi, il consiglio più utile in questi casi è: prepararsi in anticipo. 

Ciò significa pensare già a come organizzare gli spostamenti del primo figlio verso l’asilo o la scuola, ad esempio. Oppure decidere a chi poter lasciare i bambini in caso di ritorno al lavoro o semplicemente quando sarà necessario ritagliarsi del tempo per sé stessi. 

4.Ricordarti che ci sei anche tu

Tutti i componenti della famiglia stanno vivendo un grande cambiamento, in primis la mamma.

Tenere ben a mente questa cosa ti farà ricordare di riservare dei momenti tutti per te e per il tuo benessere. Un riposino pomeridiano in più. Un giro con le amiche e una coccola quotidiana come ad esempio la cura del tuo corpo e dei tuoi capelli con il nostro olio alle mandorle

Insomma, qualsiasi cosa tu desidererai fare, chiedi aiuto a chi ti è vicino e falla. Senza rimorsi o sensi di colpa. 

5.Abbandonare la perfezione

Nessuno è perfetto e, in fondo, la perfezione non esiste.

A prescindere da ogni tipo di consiglio o accorgimento, l’importante è sempre fare quello che dice il cuore e, ogni mamma, sa cosa è meglio per i suoi bambini.

Hai già vissuto la gioia di un secondo o terzo bambino? Raccontaci la tua storia nei commenti!

Natale è alle porte e il rischio di arrivare troppo lunghi con i regali da fare è sempre in agguato. 

Il regalo perfetto è sicuramente quello fatto con il cuore, ma a volte c’è bisogno di un piccolo aiuto in più per trovare l’idea giusta. 

Hai un’amica o una parente che è diventata mamma da poco e vorresti farle un dono ma proprio non sai cosa scegliere? 

Ti diamo ben cinque opzioni da valutare! 

1.Un regalo tutto per lei  

Quando una donna diventa mamma, spesso, riceve in dono solo ed esclusivamente regali per il neonato e mai per lei. Quest’anno, stupiscila e regalale qualcosa che solo lei possa usare in quanto donna e non solo  mamma. Non è necessario spendere grandi cifre, ma è importante immedesimarsi in quelle che potrebbero essere le sue esigenze. Via libera quindi, a un buono per estetista o parrucchiere, oppure per un massaggio rilassante. 

2.Un regalo per la coppia 

Probabilmente una neo mamma ha anche poco tempo da dedicare al proprio partner, oltre che a sé stessa. Un regalo da poter sfruttare in coppia, quindi, può rivelarsi un regalo molto apprezzato.

Anche in questo caso, si potrebbe optare per un buono per una cena romantica o una giornata in una spa. In alternativa, se possibile visto il periodo particolare, si possono valutare anche due biglietti per un museo,  una mostra  oppure un concerto. 

3.Un regalo da sfruttare nel tempo 

Spesso, quello di cui ha bisogno una neo mamma, è semplicemente del tempo. 

Tempo per farsi una doccia con calma, per riposare o semplicemente per ascoltare della musica o leggere qualche pagina di un libro in totale relax. Il regalo giusto allora, potrebbe essere un “buono aiuto”. In altre parole, potete offrirvi come babysitter d’emergenza quando e se, la neo mamma avrà bisogno di un supporto concreto per ricaricare le energie. Ovviamente la validità del buono sarà illimitata!! 

4.Un regalo per il bambino 

Anche se abbiamo precisato che il regalo per la neo mamma dovrebbe essere per lei in quanto donna e non solo  mamma, è anche vero che regalarle un set completo di prodotti da usare quotidianamente per il cambio e la cura del proprio bambino, può comunque risultare un dono apprezzato. Questo perché risulterebbe non solo un risparmio di soldi, ma anche di tempo. 

Cosa mettere nel set? Ovviamente, pannolini, crema e pasta per il cambio pannolino, tutto l’occorrente per il bagnetto e l’olio per il corpo.  

5. Un regalo per raccogliere i ricordi più belli 

Infine, si possono raccogliere tutte le foto più belle del suo percorso di mamma (dall’ecografia, alle foto con il pancione, fino ai primi giorni e mesi insieme al bambino) e inserirle in un album digitale o cartaceo, lasciando spazio per i mesi e gli anni a venire. Un modo concreto per rendere ancora più speciali i ricordi di un’avventura nuova ed entusiasmante. 

Anche tu hai suggerimenti? Scriviceli nei commenti! 

Gli abbracci sono sempre una coccola apprezzata da piccoli e grandi. Donano un senso di calore, amore e conforto unici, soprattutto quando il contatto è  tra i  genitori  ed i loro bambini. 

Gli abbracci sono un gesto di cui tutti hanno bisogno indistintamente ma, in particolar modo i bambini sin da neonati. Questo perché gli abbracci hanno un vero e proprio effetto benefico sia a livello fisico sia a livello psicologico. 

Abbracci: gli effetti benefici sul corpo 

Uno studio ha dimostrato che gli abbracci innescano i cosiddetti neuroni specchio che ci portano a sentirci bene con noi stessi e che ci permettono di spiegare la capacità dell’uomo di porsi in relazione con altri individui. Nel nostro cervello, osservando una determinata azione, si attivano gli stessi neuroni che entrano in gioco quando siamo noi stessi a compierla (ecco perché il nome “neuroni specchio”).

Inoltre, gli abbracci, tendono a stimolare il rilascio di ossitocina (l’ormone della felicità) nel corpo e questo ci porta inevitabilmente a sentirci più rilassati e a ridurre i livelli di ansia e stress. 

Gli abbracci sono un modo per dimostrare fisicamente l’amore e il proprio attaccamento verso l’altra persona e comportano veri e propri benefici sulla salute come:

-Diminuire  la pressione sanguigna

-Ridurre la frequenza cardiaca

-Ridurre il cortisolo, l’ormone dello stress

-Aumentare i livelli di ossitocina

-Aumentare i livelli di serotonina

-Stimolare il sistema immunitario

Abbracci: gli effetti benefici sulla mente  

Anche a livello psicologico, gli abbracci sono un vero toccasana sotto moltissimi aspetti. 

Basta pensare a quando il proprio bambino si fa male e piange. Uno dei primissimi gesti che si compiono in maniera quasi automatica, dopo essersi accertati che non sia successo niente di grave, è stringerlo a sé per calmarlo e consolarlo. 

Altri benefici comprovati degli abbracci sono: :

-Migliorare l’umore

-Migliorare l’autostima

-Ridurre la sensazione di solitudine, dolore e tristezza

-Ridurre i sentimenti di paura e rabbia

-Aiutare a creare un senso di appartenenza

-Migliorare la relazione con l’altra persona coinvolta

Infine, gli abbracci sono anche utilissimi per scaldare letteralmente sé stessi o l’altra persona.

Non è un caso che dopo il bagnetto ad esempio, si tenda a stringere a sé il proprio bambino per cercare di asciugarlo in fretta e proteggerlo dal freddo, soprattutto nei mesi invernali. 

Un gesto d’amore istintivo che provoca un’immediata sensazione di benessere sia ai genitori, sia al bambino. 

Anche tu sei un’amante degli abbracci? Raccontaci nei commenti il tuo momento-coccola più bello e speciale  passato insieme al tuo bambino.