Fin dai primi giorni di vita, il bambino dorme vicino alla mamma. Dormire insieme, oltre ad essere un fattore di praticità soprattutto quando arriva il momento della poppata,
lo aiuta a regolarizzare il suo battito cardiaco, la temperatura corporea e ad aumentare le difese immunitarie.

Per i suddetti motivi molti neo genitori scelgono di condividere il proprio letto con il piccolo e non di optare per una culla.
È bene tener presente che quest’abitudine può andar bene per i primi mesi, poi comunque è preferibile abituarlo a dormire da solo.

Come abituare il proprio figlio a dormire nel lettino? 

Il passaggio da lettone a lettino richiede pazienza e determinazione… all’inizio non è semplice, si può cadere facilmente in tentazione al primo pianto e riportare il piccolo a dormire con voi.
Ecco alcuni consigli per rendere questa fase più facile: 

Se il piccolo si sveglia durante la notte, per farlo riaddormentare non è necessario riportarlo nel lettone, ma potrebbe essere sufficiente qualche coccola o la ninnananna.
Molto importante è capire il motivo che genera il pianto, se si tratta di una reale necessità o se la causa è correlata a un semplice fastidio che disturba il sonno. 

Spesso, molte mamme, non appena sentono un rumore, corrono da lui per a prenderlo in braccio. Questo gesto non aiuta però effettuare il passaggio e a renderlo autonomo,
anzi, gli viene trasmesso il messaggio che basta piangere per essere soccorso e coccolato.

Questa fase richiede molta pazienza e dedizione. Come sempre, ogni bambino è unico e ha i propri tempi.
Se noti che non è pronto, non forzare la mano perché, il momento di passare al lettino arriverà anche per lui.


Durante tutti i nove mesi, riceverai consigli sulla tua salute, su quella del tuo
bimbo o bimba, insieme a dicerie popolari e liste di cose da fare e non fare.

Niente panico, le leggende sulla gravidanza si tramandano di generazione in
generazione, ma oggi abbiamo gli strumenti per capire cosa c’è di vero in questi miti.

Falsi miti e “Devi mangiare per due”.
E’ una delle frasi che viene ripetuta più frequentemente spesso durante i nove
mesi, una diceria che ti invita a tuffarti su qualsiasi leccornia. Ma una scorretta alimentazione nuoce sia alla tua salute che a quella del piccolo; non prendere troppi chili
è importante, in quanto un aumento di peso eccessivo potrebbe causare diabete gestazionale, pressione alta e apportare difficoltà durante il travaglio.

Ciò non toglie che qualche volta si può comunque cedere alle tentazioni, come ad esempio alla
tazzina di caffè o al calice di vino, l’importante è non esagerare.

Bere alcolici mentre si è in dolce attesa è severamente vietato, ma un piccolissimo strappo alla regola è consentito, se ci si limita solo a qualche sorso.

Falsi miti e le voglie.
Soddisfare le voglie alimentari è una leggenda che si tramanda da secoli:
se all’improvviso desideri fortemente mangiare del cioccolato e distrattamente ti tocchi il braccio, il bambino non nascerà con una macchia del cibo tentatore.

Le cosiddette voglie non sono altro che angiomi, anomalie più o meno estese dei vasi sanguini che non comportano conseguenze a livello di salute.
Il perché vengono questi attacchi di gola ancora non è ben chiaro, molto probabilmente sono causati dalla variazione ormonale tipica della gravidanza.

Falsi miti e la forma della pancia.
Quante volte, avrai sentito commenti basati sulla forma del pancione: se è tonda è femmina, se a punta è un maschietto!

Ma è veramente così? La risposta è NO! In realtà la forma della pancia non può rivelare il sesso del nascituro:
la forma dipende:

  • – dalla tua costituzione;
  • – la posizione del bambino;
  • – il tipo di allentamento delle articolazioni pelviche

Un’altra leggenda popolare è quella di associare il parto alle fasi della luna: se è piena vuol dire che manca poco, mentre se crescente, il bimbo nascerà in anticipo.

Falsi miti e i gatti.
Quando si è in gravidanza si può coccolare e tenere un gatto.
Bisogna fare attenzione a non entrare in contatto con le loro feci per non contrarre la toxoplasmosi; dato che il problema è limitato alla lettiera, per una precauzione in più, è sufficiente che questa venga pulita da altri membri della famiglia.

Falsi miti e cura di se stesse.
Durante i nove mesi si pensa che non ci si debba tingersi i capelli, mettere lo smalto e non bisogna depilarsi. Anche in questo caso, si tratta di falsi miti.
Curare il proprio aspetto l’importante è prendere qualche accortezza.

Ad esempio, per tingersi i capelli, è meglio usare tinture naturali o comunque privi di sostanze tossiche come ammoniaca e nichel. Sì anche allo smalto, evitando di respirarne a lungo l’odore.
E per quanto riguarda la depilazione, puoi usare rasoi e cerette a freddo.

Ci saranno sempre falsi miti che ci accompagneranno durate la gravidanza, alcuni sono anche divertenti da ascoltare, altri riguardano alla propria tradizione famigliare che comunque, fa sempre piacere conoscere.
Ma ogni gravidanza è diversa ed è importante consultare il proprio medico di fiducia, che per qualsiasi dubbio, è l’unico che può darti le giuste risposte.

Il disegno è un linguaggio essenziale che l’uomo utilizza, è secondo solo ai movimenti del corpo e l’emissione di suoni.
Il 27 aprile si celebra la Giornata mondiale del disegno che è un’occasione per festeggiare sia la creatività e il valore della comunicazione attraverso esso, sia l’importanza del disegno nello sviluppo del bambino.

Nel mondo infantile il disegno rappresenta il modo in cui il bambino si esprime e manifesta il suo pensiero, ecco perché è fondamentale che il bimbo viva in ambienti stimolanti
e per tal motivo a casa non devono mai mancare fogli bianchi, possibilmente senza righe, e matite colorate.

Il metodo Montessori
Secondo Maria Montessori, il disegno è l’esercizio d’eccellenza per preparare alla scrittura il bambino. Risulta essere uno dei momenti più importanti della sua crescita:
il bambino racconta la sua visione della realtà, trasferisce i suoi pensieri dalla mente alla mano, diventando quest’ultima il mezzo comunicare con il mondo.
L’ambiente dove il bambino è libero di esprimere la sua arte, dev’essere: stimolante, ordinato, semplice e a misura di bimbo.

Secondo alcuni studi, esistono alcuni esercizi per stimolare la creatività dei bambini attraverso il disegno:

Fasi di sviluppo del disegno infantile.
Come per le altre aree dello sviluppo, anche nel disegno esistono delle fasi che si manifestano in tutti i bambini indipendentemente dalla cultura e dai condizionamenti ambientali.
I primi tentativi di espressione artistica, iniziano intorno ai 18-20 mesi: segni della matita sul foglio, comunemente detti scarabocchi, sono il prodotto di colpi energici incontrollati sul foglio bianco.

Intorno ai due anni, il bambino scopre che tra i suoi movimenti ed i segni ottenuti c’è una relazione, in questo stadio il bambino compone linee verticali, orizzontali o circolari e comincia ad avere consapevolezza che sono il risultato di ciò che vuole: il bambino controlla il gesto, decide cosa e come disegnare.

A tre anni lo scarabocchio acquista un valore diverso infatti, serve ad esternare sensazioni interne.

A quattro anni i disegni iniziano a prendere forma e sono comprensibili dall’adulto. Compaiono le prime figure umane, il bambino esce definitivamente dalla fase dello scarabocchio per entrare in quella figurativa.

Man mano che il bambino cresce, aumenta l’abilità del disegnare, la consapevolezza di sé, di ciò che lo circonda e delle esperienze vissute.

La dermatite da pannolino è un’infiammazione della pelle molto comune tra i neonati, ma si può prevenire e curare in poche e semplici mosse. Questa irritazione della pelle può comparire durante tutto il periodo in cui viene utilizzato il pannolino, ma si accentua in modo particolare tra i 9 e i 12 mesi. 

Cause

La dermatite da pannolino è dovuta a un cattivo funzionamento della barriera cutanea. Alla nascita il pH del neonato è più elevato rispetto alla norma e questo fa sì che il contatto continuo con urina e feci o lo sfregamento da pannolino influenzino la bassa capacità della pelle del neonato di fungere da barriera. Ecco allora il formarsi delle irritazioni e dei rossori.

Prevenire la dermatite da pannolino

Sembra una banalità ma cambiare il pannolino molto spesso è in assoluto la prima precauzione da prendere in questi casi. Lavare il bambino ed evitare l’uso di salviette umidificate sono semplici mosse che aiutano la pelle a diminuire il rischio di dermatite da pannolino. Una volta pulito e lavato il bimbo, va tamponato con cura il sederino. Importantissimo è evitare l’uso di sostanze con allergeni o che possano essere potenzialmente irritanti vista la zona delicata da trattare. Ottima in questi casi la pasta allo zinco, che crea una barriera protettiva, lenisce e previene eventuali altre irritazioni.  Hai mai provato la Pasta di Hoffmann Sella? Senza parabeni e quindi non occlusiva per la pelle, dona sollievo immediato.  Per le irritazioni prova anche la Baby Crema Hoffmann Sella, una crema lenitiva, idratante e riparatrice a base di acido ialuronico, olio di oliva e ossido di zinco.

Rimedi alternativi

Un ottimo aiuto per alleviare la dermatite da pannolino viene da un elemento naturale che la maggior parte delle mamme hanno soprattutto nei primi mesi di vita del neonato: il latte materno. L’utilizzo topico del latte, essendo ricco di attivi con proprietà antinfiammatorie aiuta a rafforzare la barriera cutanea delle zone più delicate. Un’efficace soluzione anche per le neo mamme, per prevenire e alleviare le ragadi da allattamento.

Se i rossori sono leggeri può risultare utile anche la crema alla lanolina, mentre in caso di eritemi importanti è sempre meglio consultare il proprio pediatra. 

Nei neonati capita spesso il fenomeno del rigurgito, che interessa circa la metà dei bambini. 

Nella maggior parte dei casi è assolutamente normale, anche se può allarmare i genitori alle prime armi.

Che cos’è il rigurgito?

In termini tecnici il reflusso gastroesofageo è la risalita di una parte del contenuto dello stomaco verso l’esofago, seguita dall’emissione di materiale alimentare dalla bocca. Se il rigurgito del neonato si verifica a pochi minuti di distanza dalla poppata è un liquido trasparente formato dal latte materno e dalla saliva. Se invece avviene dopo qualche ora dal pasto, la consistenza sarà simile a una ricotta, perchè il rigurgito è formato dal latte ormai condensato e parzialmente digerito. 

Perchè un neonato rigurgita?

I motivi possono essere principalmente due: l’alimentazione che è costituita principalmente da elementi liquidi e l’immaturità dello sfintere esofageo che è un muscolo che nel neonato si apre spesso in maniera spontanea permettendo la fuoriuscita del pasto. 

Il rigurgito del neonato è un fenomeno transitorio che spesso si risolve entro il primo anno di vita del bambino.

Ci sono solo alcuni casi in cui un genitore deve allarmarsi e contattare il pediatra di riferimento:

Se il neonato rigurgita spesso ma cresce bene e non presenta alcun segno che possa allarmare il genitore non è necessaria alcuna terapia. 

Rimedi

Il vostro bimbo soffre di rigurgito? Ecco qualche consiglio per evitare che questo diventi un problema difficile da affrontare. 

Fate fare al vostro bimbo pasti piccoli e frequenti e prestate attenzione che la testa sia in posizione più alta rispetto al sederino. Se utilizzate il biberon prestate attenzione che la tettarella e il biberon stesso non siano mai completamente pieni, in modo che il latte non esca troppo velocemente. 

Il vostro bimbo ha rigurgitato e necessita un bagnetto? Il Bagno Hoffmann Sella è delicato e dermatologicamente testato, l’ideale per i risciacqui frequenti dei neonati!

La bella stagione non è ancora finita, quindi è bene approfittare delle giornate di sole per far stare il più possibile i bambini all’aperto. Tenendo sempre presente le dovute precauzioni che la situazione attuale impone, non è necessario rinunciare a qualche ora fuori casa per svolgere attività con bambini all’aperto.

Giochi tradizionali

Spesso quando si pensa ad attività con bambini all’aperto si ha la preoccupazione di cosa far fare loro. Si pensa a dove portarli, a quanto magari costerà la giornata fuori casa, a come organizzare una gita nelle vicinanze della propria abitazione.

Per far divertire i bambini non serve andare lontano, basta il cortile, un parco vicino a casa, un marciapiede in una strada poco trafficata. Le migliori attività con bambini all’aperto sono i giochi tradizionali, che un tempo erano routine, ma oggi raramente si fanno.

Come organizzarsi

Ciò che serve è semplicissimo: abbigliamento comodo, acqua da bere, dei gessetti colorati, una corda, un pallone.

I giochi da proporre sono quelli che hanno divertito generazioni di bambini e possono essere facilmente adattabili alle varie fasce di età.

Con i gessetti colorati è possibile giocare a campana, ottimo esercizio per imparare i numeri o per fare i primi calcoli entro il 10. Si può anche colorare e disegnare sul cemento, come fosse un’enorme tela bianca a nostra disposizione, un passatempo perfetto anche per i bimbi dall’anno di età.

Con la palla c’è il classico palla avvelenata per i più grandi, ma anche dei semplici lanci sono la gioia dei più piccoli. 

Un, due, tre ,stella! È perfetto ad ogni fascia di età perchè insegna a rispettare i turni e a far attenzione ai movimenti. 

Quanti bambini oggi saltano la corda? Ben pochi, ma rimane un grande classico che fa anche bene alla salute! E se il gruppo è numeroso? Via libera a tiro alla fune. 

Tra le attività con bambini all’aperto non può certo mancare nascondino o prendi prendi, ma se i bimbi sono piccoli il classico girotondo può essere una valida alternativa!

Far divertire i bambini fuori casa è più semplice di quel che sembra. Avete dei bimbi piccoli piccoli? Procuratevi un lenzuolo e riempite una sacca con i loro giochi preferiti: costruzioni e primi puzzle fatti all’ombra di un albero hanno tutto un altro sapore!

Quanto è difficile dire NO? Molto! Spesso si teme di essere troppo duri, si ha paura di ferire i propri figli o semplicemente di non sembrare disponibili ai loro occhi. Ma i NO, invece, sono fondamentali per crescere i figli con un progetto chiaro e condiviso da entrambi i genitori.

Primi capricci

Già fin da piccoli si instaura una conflittualità tra figli e genitori che deve essere gestita da questi ultimi spesso con grande fatica. Una volta i genitori erano autoritari e instauravano rapporti con alla base il timore e non la relazione con una prospettiva di ascolto e dialogo.

Ora al contrario, si tende troppo ad assecondare il volere dei bambini, un pò per pigrizia e un pò per praticità. Ma siamo sicuri che dire loro sempre di Sì sia la strada giusta da percorrere?

Ansia e senso di colpa non aiutano i figli a diventare adulti in grado di sostenere conflitti, ma al contrario li abituano a un non confronto con l’ambiente che li circonda. 

I No nelle varie fasi di crescita

Nella prima infanzia c’è il divieto: i bimbi scoprono il mondo e con esso le prime cose che possono o non possono fare. Questo li aiuta in modo semplice e chiaro a imparare a muoversi nello spazio circostante. Tra la prima e la seconda infanzia si parla di limiti: i NO arginano comportamenti e reazioni nelle relazioni interpersonali. Producono frustrazione nel bambino, ma sono fondamentali per comprendere i limiti e imparare a sviluppare nuove risorse che il bambino stesso non sapeva di avere. Nella pre adolescenza i NO diventano regola, non limitano la libertà personale ma definiscono gli spazi dove è possibile esercitare la propria libertà. In adolescenza il NO è resistenza, un vincolo che mira a far comprendere che l’autonomia non è far solo e sempre ciò che si vuole.

Come deve affrontare un genitore i NO

Ogni NO implica conflittualità tra genitore i figlio, ma deve esserci consapevolezza che è per il loro bene. Non devono essere visto come una serie di imposizioni che provocano timore e non permettono repliche. Deve essere il punto di partenza per un dialogo costruttivo, il NO deve essere sempre accompagnato da spiegazioni, in modo che la relazione cresca e diventi solida.

Non esiste un’età uguale per tutti, ma è ormai consuetudine far arrivare il proprio bambino al primo anno di asilo già senza pannolone. Generalmente il processo di spannolinamento inizia intorno ai due anni di età ma varia da bambino a bambino: è importante assecondarlo e verificare che sia realmente pronto per il grande passo.

A che età si toglie il pannolone?

Non aspettate l’ultimo mese, prima che inizi la materna, per togliere il pannolone a vostro figlio. La fretta, spesso è cattiva consigliera. 

Imparare ad andare in bagno in autonomia è un processo che include diversi risvolti psicologici ed è giusto prendersi del tempo e fare in modo che il bambino lo affronti in serenità, secondo i suoi bisogni. 

Amico gabinetto

Un bambino può familiarizzare con il water o il vasino fin da subito, nel momento in cui è in grado di stare seduto. Può essere d’aiuto parlare liberamente di cacca e pipì in casa, in modo che nasca nel bambino la consapevolezza dei bisogni del suo corpo e che capisca se è sporco o bagnato. 

Potete tenere il vasino già a sua portata fin dal primo anno, permettendogli di sedersi per gioco o insieme a voi. Questo servirà per familiarizzare con l’ambiente del bagno e farà nascere nel bambino la curiosità e la voglia di imitare i genitori. 

Bagno a misura di bambino

Un aiuto può senza dubbio venire dall’ambiente che ci circonda: il bagno deve essere a misura di bambino, in modo che diventi un posto familiare, dove poter tornare in autonomia e serenità. Posizionate il vasino a portata di bimbo e un asciugamano vicino al bidet in modo che possa lavarsi mani e viso da solo. Gli esperti consigliano anche di mettere lo spazzolino a sua altezza. Così facendo ogni gesto di cura e igiene personale può diventare un rito da compiersi senza l’aiuto di un adulto.

Altro suggerimento è di portare il bambino in bagno con un gioco o con un libretto da leggere, finchè è seduto comodamente sul vasino o sul riduttore, in vostra compagnia.

Attenzione: se scegliete l’uso del riduttore ricordatevi un appoggio per i piedini, che non devono mai restare a penzoloni!

Spannolinamento: addio al pannolone

Se nei mesi precedenti sono avvenuti questi passaggi, dire addio al pannolone sarà semplice. I segnali che vi faranno capire che vostro figlio è pronto sono una maggiore regolarità nel fare cacca o pipì, il fatto che comprenda che deve andare in bagno e che riconosca gli stimoli.